uno scatto ogni tanto

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lunedì 27 febbraio 2012

Guarda i titoli e immagina!

 
Dalle scritte allucinate di Enter the void alle raffinate geometrie colorate di X-Men: First Class. Dai tessuti e dai fluidi organici di Splice al glaciale e minaccioso teaser dell'attesissimo The Dark Knight Rises, passando per le più gioiose rielaborazioni vintage di Down with Love, The Pink Panther 2 e Le petit Nicolas
Su watchthetitles.com i titoli di testa dei film sono, per una volta, i protagonisti assoluti. 
Il sito raccoglie e presenta infatti una selezione dei titoli di testa più affascinanti, originali e creativi della storia del cinema recente, catalogandoli per titolo, per anno, per soggetto e anche per nome del designer o dello studio che li ha realizzati. 


Nella giornata in cui tutti commentano i risultati degli Oscar, ci sembra simpatico e opportuno segnalare uno spazio web il cui claim recita: Forget the film, watch the titles.


Il sito, interessante e continuamente aggiornato, è infatti tutto dedicato all'arte dei titoli di testa, a quella breve e coinvolgente magia che opera al momento in cui si abbassano le luci e partono le prime immagini proiettate, trasportandoci dolcemente in un altro mondo e in un'altra realtà. È bello scoprire o riscoprire tante mini-opere animate, spesso realizzate da superstar del design e dell'illustrazione. È bello vedere tanti titoli di testa (che in realtà sempre più spesso appaiono alla fine o a metà del film!) tutti insieme, in un trionfo di stili, font, colori e varietà. Buona visione! 


 

mercoledì 22 febbraio 2012

Vivere le lingue. Un'emozione unica!

 Viaggiare nello spazio: Parigi, Londra, Barcellona, Pechino. Ma anche viaggiare (indietro) nel tempo, fino ai dolci e lontani tempi del liceo. È ciò che ci permette di fare la nuova campagna EF, leader globale nella formazione linguistica all'estero. Il claim recita Live the language, e in effetti gli spot infondono al tema dell'apprendimento della lingua straniera massicce dosi di vitalità e coinvolgimento emotivo. Eccolo qui: http://vimeo.com/18969157
Quattro città, quattro piccole avventure esistenziali, quattro protagonisti giovanissimi, quattro racconti filmati con delicatezza, ironia e romanticismo indie. Il tutto impreziosito da un bel lavoro di copywriting (la traslitterazione delle parole della lingua da imparare diventa la chiave esplorativa di un'esperienza di vita) e da una tipografia elegante e originale. La narrazione è fluida e credibile, le luci sono giuste, le città sono filmate con freschezza e maestria, l'effetto nostalgia è assicurato.  Per visualizzare gli altri soggetti e le altre città cliccate più in basso.  
  http://vimeo.com/18886355 http://vimeo.com/18952185 http://vimeo.com/18967093

martedì 8 novembre 2011

Olympic London


In questi giorni le profezie Maya sulla fine del mondo sembrano meno bislacche del solito e pensare al 2012 scoperchia scenari fantascientifici. Tra una catastrofe possibile e un evento certo, però, forse è più piacevole immaginare quest'ultimo. Specie se si tratta delle Olimpiadi.

Dal punto di vista della comunicazione visiva, ammettiamolo, Londra 2012 è partita con il piede sbagliato. A chi è piaciuto il logo ufficiale, presentato in pompa magna da Blair & Co? Sembra a pochissimi, a leggere i commenti sui vari blog e network sociali. 

Chi non ha avuto – almeno per un attimo – la magra consolazione del “tutto il mondo è Paese” quando si è palesata al mondo la complicata composizione geometrica tutta rosa che forma le 4 cifre dell'anno olimpico (e che si può leggere come un incongruamente biblico “Zion”)? 
 
La data dell'inaugurazione si avvicina e qualche nuvola scompare all'orizzonte. 
Dopo l'identità visiva, infatti, in questi giorni sono stati presentati i manifesti ufficiali dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra 2012. E a prima vista, i risultati sembrano più in linea con la tradizione grafica made in UK: più colore, più fantasia, più impatto, più fermento creativo. Forse, si registra soltanto un po' di confusione arty e qualche preziosismo snob di troppo.
Tra gli artisti - illustratori ci sono alcune celebrità, da Tracey Emin a Michael Craig-Martin. Cosa ne pensate?

A chi interessa, i manifesti sono esposti e in vendita in edizione limitata alla Tate Britain durante il London 2012 Festival.

martedì 25 ottobre 2011

Il senso di Lars per la Melancholia

La depressione secondo Lars Von Trier si chiama Melancholia, come il titolo della celebre incisione cinquecentesca di Durer, come la "bile nera" dei medici dell'antica Grecia, come un film crudele e pastoso, apocalittico e confuso, elegantissimo e senza speranza, che inizia come "Festen" e finisce come una versione bergmaniana e intima di "Armageddon".

Melancholia è il nome di un pianeta in rotta verso la Terra, che nello scontro, presto la distruggerà.

"Melancholia" è il diario filmato di un depresso geniale. La sua terapia diventa - forse - una condanna per gli spettatori: angoscia, lentezza anticlimax, confusione, un mix apparentemente insensato di silenzi allarmanti e Wagner sparato a tutto volume.

Se si superano una serie di ostacoli, però, alla fine c'è una ricompensa emotiva e filosofica. Immagini che resteranno, inquadrature affascinanti e sapienti, pensieri alti, domande esistenziali che spiazzano e suscitano reazioni.

"Melancholia" è meno disturbante di "Antichrist" e più massimalista di "Dogville". Naturalmente, le imperdonabili sparate filonaziste del regista all'ultimo Festival di Cannes hanno fatto un cattivissimo servizio al film, che si nutre di disagi e malessere, ma anche di una provocazione davvero autentica e interessante.

Il film è diviso in tre parti. C'è un breve prologo visionario e anticipatore, che attinge da inquietanti suggestioni pittoriche della storia dell'arte, tra Fiamminghi e espressionismo. Seguono i due capitoli dedicati alle due sorelle protagoniste. La bionda infelice e la bruna razionale. La sposa intorpidita e senza volontà e la moglie e madre aggraziata e fragile. La figlia minore che ride ma sembra altrove, attorcigliata intorno al suo dolore indicibile e la sorella maggiore che accudisce e organizza, ama e odia, si ribella e ubbidisce.

C'è una sontuosa festa di nozze in una dimora altrettanto sontuosa affacciata sul mare scandinavo. C'è una limousine bianca che va fuori strada, presagio di una serie di catastrofi successive. C'è un wedding planner isterico (e con il ghigno di Ugo Kier), un cognato scienziato ricchissimo, cafone e positivista (Kiefer "24" Sutherland, disturbante come il padre nei film degli anni '70), un padre gaudente e bigamo, una madre sprezzante e anticonformista (con i lividi occhi di ghiaccio di Charlotte Rampling), invitati molesti, un datore di lavoro vendicativo, uno sposo innamorato e comprensivo che alla fine non ce la fa e se ne va. C'è il palpabile disagio di una donna che nel giorno in cui dovrebbe essere massimamente felice, protagonista e oggetto di troppe aspettative borghesi, si nasconde, cade addormentata, gioca con il nipotino, scopa con uno a caso, si rifugia tra le ombre e i ricordi di un'infanzia che presumiamo difficile e triste.

Ma la malinconia individuale della sventurata e quasi veggente Kirsten Dunst (brava e coraggiosa, con la sua bellezza nordica, i movimenti sgraziati e i lineamenti da bambina paffuta) si trasforma nel secondo capitolo nella minaccia sempre più concreta della "melancholia" universale: il bel pianeta azzurrino che minaccia la Terra, inesorabile e pericoloso nonostante gli scienziati minimizzino i rischi.  Protagonista qui è la sorella Claire (Charlotte Gainsbourg, alla seconda prova consecutiva con Von Trier, impeccabile, vibrante ed elegantissima anche nei momenti di massima disperazione), l'anima assennata e per bene della famiglia, attanagliata dalla paura per il futuro.

Il suo terrore inutile e vano - così comprensibile, così umano - diventa la chiave per entrare nel cuore del pessimismo sul mondo e sull'umanità che il film presenta e crudelmente impone. Ma se il mondo borghese crea solo sofferenza e crudeltà, se i riti sociali sono frequentati soltanto da maschere grottesche, se la Terra brucerà, se l'umanità è destinata all'estinzione, forse solo i pazzi (o i depressi) avranno il privilegio di vivere tutto questo con uno stato d'animo pacificato, lucido e in qualche modo eroico.

mercoledì 5 ottobre 2011

Beautiful City, Sexy Butt


Questa campagna affissioni (quattro soggetti) divertente, originale e visivamente raffinata la dedico a chi – come me – nell'ultimo mese ha pestato più di cinque “ricordini canini” camminando, pedalando e correndo per le vie del centro. Anche in infradito e con le suole a carro armato. 
Solidarietà creativa!

La dedico anche ai pet owners poco diligenti o distratti: se vi piegate così per raccogliere e pulire, anche Torino, come Belgrado, può diventare più sexy!
McCann Erickson colpisce ancora, anche in Serbia.





lunedì 3 ottobre 2011

Autunno, cade la musica


Non ci siamo ancora ripresi dalla notizia di dieci giorni fa sulla decisione dei R.E.M. di “call it a day as a band”, che arriva l'amato Ivano Fossati ad annunciare, a sorpresa e in TV, il suo pre-pensionamento: quello in uscita sarà l'ultimo album, e dopo il tour 2011/2012 finirà anche l'attività live, almeno nelle forme tipiche dei concerti organizzati.

Conoscendo la serietà di Fossati, mi pare che questo addio alle scene, così lucido e semplice, non lasci spazio a incertezze o cambi di programma dell'ultimo minuto.

Amo sia i R.E.M. che Fossati da tanto, tantissimo tempo: le loro canzoni mi accompagnano da sempre. Non mi hanno regalato soltanto good vibrations, ma anche nuovi universi culturali, inediti stimoli, occasioni di crescita, ispirazioni e - non ultimo - piacevolissimi e importanti incontri umani.
La notizia che non potrò più assistere a un loro concerto né ascoltare un album o una canzone nuova (con tutto quel groviglio di aspettative ed entusiasmo che spesso portano con sé), inevitabilmente mi rende un po' triste e un po' orfano.

Però, sono anche contento e fiero di seguire con passione artisti tanto coerenti, coraggiosi, indipendenti: uscire di scena con classe e coraggio, nel pieno delle loro potenzialità e facoltà creative, non è da tutti. 

Quanti artisti, non solo nel campo della musica, avremmo voluto che si fossero fermati prima? Quanti di loro stanno impolverando una storia gloriosa con un presente poco dignitoso? Se chiediamo alla politica un sacrosanto ricambio generazionale (e io non sono né giovane, né giovanilista), quanto sarebbe opportuno e salutare avere anche un ricambio delle risorse creative? Quanti “venerati maestri” sono diventati dei totem inattaccabili e inamovibili?
Ringraziando Ivano Fossati e la band di Athens per quanto di bello e di buono hanno fatto, condivido dal tubo due canzoni paradigmatiche delle rispettive carriere e che sento particolarmente vicine.



giovedì 29 settembre 2011

True Colors


“True colors are beautiful like a rainbow” cantava Cyndi Lauper negli spensierati Ottanta. Ora viviamo tempi assai più cupi, ma possiamo finalmente scoprire e mostrare i “veri colori”. Anche quelli di cose e concetti che un colore non ce l'hanno. La nostra immaginazione magari associa un rosso intenso agli scatti di rabbia e un verde brillante alla speranza. Da oggi però è possibile ampliare i nostri orizzonti cromatici utilizzando il generatore di colori www.thecolorof.com
Alla base c'è l'enorme archivio iconografico di Flickr. Il software del sito sovrappone le immagini trovate e indicizzate per trovare la palette del nome ricercato. È divertente e sorprendente scoprire quali sono i colori di Berlino, del sesso, della primavera, della musica...

venerdì 29 luglio 2011

Summer Fake


Un'installazione artistica curiosa e adatta alla contigenza. La trovate qui, pubblicata su www.feeldesain.com: cosa c'è di più emblematico di un simulacro di piscina per esprimere l'estate che non c'è, la vacanza sognata, il fascino ambiguo del verosimile, l'inganno del benessere post-industriale e il desiderio di protezione e di fuga in un amniotico blu? 

Però, a fine luglio, mentre l'Italia e il mondo sembrano perdere pezzi e buonsenso, anche un finto tuffo in una finta piscina potrebbe procurare un vero sollievo. Come l'aria condizionata in assenza delle Dolomiti attorno.

Con queste riflessioni a bordo vasca, questo blog va momentaneamente in apnea.
Grazie Anne per la segnalazione!

A presto! E un augurio a tutti di tuffi reali e nuotate unplugged.

giovedì 28 luglio 2011

Nerd Pride


Lo spartiacque, forse, è stato Steve Jobs, un “Nerd with attitude”. Il guru globale degli Anni Zero ama le linee armoniche e l'estetica degli oggetti almeno quanto un designer berlinese Übercool. Oppure il film The Social Network, che ha dato umanità e una grandezza shakespeariana a Mark Zuckerberg.

Dopo di loro, la riscossa. Per fortuna, infatti, nerd che agli occhi del mondo diventano cool ce ne sono sempre di più. Anche nei famigerati e machisti videoclip hip-hop americani, sembra che i pettorali oliati e gli atteggiamenti da gangster impuniti lascino un po' di posto a timidi occhialuti, ballerini sgraziati e aggressive ma sexy coriste sovrappeso. 

Chi non ama Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman, grandiosi e perfetti anche nei loro film meno riusciti? Chi non solidarizza con i protagonisti di Glee (insegnanti compresi) e con i secchioni sfigati di The Big Bang Theory? Chi non trova irresistibile Tina Fey e non ammira allo stesso modo il talento eccentrico di Toni Collette e il personaggio tragicomico e disturbante che interpreta in United States of Tara

Anche i bravissimi prezzemolini del cinema italiano delle ultime tre stagioni, Giuseppe Battiston e Alba Rohrwacher, non piacciono forse anche un po' per il loro aspetto irregolare e non omologato? Cioè, in definitiva, per la loro magnetica e cinematica nerdery?

Ho fatto queste riflessioni non fondamentali dopo aver visto la gallery della fotografa Heather Landis, pubblicata su visualnews.com. La sua idea: rendere iconiche, glamour e senza tempo i ritratti di varia umanità nerd. Una curiosità: i modelli delle foto sono attori che interpetano sorridenti finti sfigati digitali. A volte basta un paio di occhiali fuori misura per evocare un mondo. Grazie Francesca!
Via visualnews.com


mercoledì 27 luglio 2011

Priceless


Ci sono cose che non hanno prezzo. Ce lo hanno insegnato a scuola. Ce l'hanno ricordato gli amici più illuminati e le nostre guide spirituali. Ce lo ribadiscono periodicamente gli spot Mastercard.
Nell'elenco sempre più ristretto dei priceless items ci sono, naturalmente, sentimenti universali (amore e dintorni) e beni primari come l'aria che respiriamo (dell'acqua, nonostante i referendum italiani, non sarei così sicuro). Sappiamo invece che tutto il resto ha un costo. I costi della politica, i costi della democrazia, i costi della libertà... Per non parlare dei costi necessari ad avere un'informazione libera e indipendente e di quelli – salatissimi – che devono essere sostenuti per cambiare il mondo, possibilmente in meglio.
Di tutto questo si occupa questo spot di fund raising, il cui protagonista è l'uomo più discusso e più emblematico del 2010. Ogni riferimento alla comunicazione Mastercard non è puramente casuale.
Grazie Claudio “Hank”! 
Via turn.to.it

martedì 26 luglio 2011

Artificial (Intel)ligence


Sarà vero che i social network e i dispositivi digitali user-friendly stanno lentamente colmando il divario tra geeks e non geeks, tra esperti informatici e semplici essere umani? Quella barriera culturale che impedisce - per capirci - una completa fusione comunicazionale tra un qualunque sviluppatore web under 30 e un copywriter ultraquarantenne che è già tanto se riesce a portare a buon fine il downloading di un app sul suo smartphone.

Il nuovo spot per il lancio del nuovo processore Intel® Core™ (un vero geek scriverebbe, più precisamente, la seconda generazione del processore i5) potrebbe dare un valido contributo al quesito. Lo vedete qui. Mi è stato segnalato, a distanza di poche ore, da un super geek del ramo reti informatiche (la casta più esclusiva, i Templari del digital divide) e da un graphic designer fieramente analogico. 
L'idea è, secondo me, divertente e geniale: utilizzare un archetipo dei film d'azione (l'inseguimento) e ambientarlo in una serie di piattaforme e contesti digitali che sono familiari alla maggior parte degli utilizzatori di pc. 

I geek ne sono estasiati. Non solo perché lo hanno scoperto loro, ma anche perché alla prima visione riescono ad anticipare le sequenze successive e magari a visualizzare i codici dei programmi utilizzati per realizzarlo. I non geek ne ammirano invece la raffinata contestualizzazione, la sapiente resa in immagini, il ritmo e la valenza empatica.
A volte basta poco per dare uno scossone alla torre di Babele digitale.
Grazie Matteo, grazie Alessandro!

venerdì 22 luglio 2011

Siamo tutti animali


Il WWF compie 50 anni. Per festeggiare mezzo secolo di impegno nella salvaguardia della Natura, cominciato in tempi meno green (o green-washed?) di quelli attuali, il World Wide Fund for Nature ha lanciato un video istituzionale che sta facendo il giro del mondo e del web. Lo potete vedere qui.

Tra etologia, "Koyaanisqatsi" e Terence Malick, lo spot è interessante ed empatico, a tratti poetico.
Non so per quale processo del pensiero, ma in qualche modo mi ricorda la saggezza sorridente di Konrad Lorenz con le sue amate oche selvatiche negli storici documentari in bianco e nero che passavano in tv quando ero piccolo (molto piccolo!).

Il pericolo dell'autocelebrazione compiaciuta dell'ente ambientalista più famoso del mondo è quasi scampato, mentre gli eterni temi della bestialità umana o dell'umanità bestiale portano inedite suggestioni al nostro fin troppo ricco immaginario. (Grazie Greta!)

mercoledì 20 luglio 2011

La vita è troppo corta




(per il lavoro sbagliato).
Non è una primizia e molti di voi l'avranno sicuramente già vista e commentata. Però questa campagna pubblicitaria multisoggetto dedicata a una società che si occupa di domanda e offerta di lavoro sul mercato locale, mi piace particolarmente perché:
- è tedesca! (E non anglosassone o coreana o brasiliana, o di un altro Paese superpremiato a Cannes e dintorni)
- affronta con leggerezza e pragmatismo uno dei problemi più drammatici e discussi dell'Europa contemporanea (anche se in Germania la disoccupazione e l'insoddisfazione di precari e job-searcher non sono paragonabili alle nostre)
- è divertente ed efficace, anche grazie a uno stile fotografico iperrealista, molto anni Novanta
- tutti e 10 i soggetti funzionano (e non è affatto scontato), creando un mood coerente e d'impatto
- sembra quasi anacronistica nella sua "essenza analogica". Nessun link, nessuno "share this", nessun rimando digitale.